Il Calcit dona tre strumenti alla Gruccia: un pletismografo, un holter pressorio e un visualizzatore delle vene

Un pletismografo per la Medicina Interna, un holter pressorio per i Poliambulatori Ipertensione, un visualizzatore delle vene per i Poliambulatori di Radiodiagnostica.

Sono i tre strumenti donati dal Calcit Valdarno all’ospedale della Gruccia, consegnati questa mattina nella Sala Paul Harris.

A COSA SERVONO GLI STRUMENTI:

Il pletismografo è un’apparecchiatura che consente la misurazione dei gas che si trovano all’interno del torace. Le misurazioni dei parametri di funzione respiratoria ottenute con il pletismografo sono le più precise che possano essere ottenute attualmente.  La necessità di avere una registrazione accurata dei parametri respiratori è evidente, soprattutto nella valutazione preoperatoria e postoperatoria dei pazienti da sottoporre ad interventi demolitivi o comunque riduttivi del volume polmonare in modo diretto (es. neoplasie del polmone da trattare chirurgicamente) o indiretto (es. radio/chemioterapia per patologie neoplastiche del torace); di pazienti da sottoporre ad interventi di chirurgia addominale maggiore, che possano compromettere la dinamica respiratoria modificando la funzione diaframmatica.

L’holter pressorio è un bracciale con un piccolo box di registrazione che viene applicato a soggetti ipertesi o con sospetto di ipertensione e rimosso dopo 24 ore. Nel corso della giornata, l’apparecchio effettua misurazioni della pressione arteriosa a intervalli frequenti (es. 30′); i dati vengono poi scaricati e vanno a costituire una traccia dei valori e dell’andamento nel tempo (es. valori diurni vs valori notturni), insieme a dati sulla frequenza del cuore. L’esame ha valore diagnostico (diagnosi di ipertensione) ma anche di controllo dell’efficacia della cura e di rilievo di effetti collaterali.

Il visualizzatore delle vene, costato 6.800 euro, consente di rilevare il sangue sottocutaneo in superficie e proiettare un’immagine del percorso del sangue sulla superficie cutanea. In pratica, l’operatore “vede” le vene sulla cute senza bisogno di doverle palpare per poterle cercare. La stessa immagine consente di potere vedere ad esempio, il sangue all’interno dei vasi sanguigni (vene), il flusso di sangue all’interno delle vene (riempimento venoso) ma anche l’eventuale presenza di ematomi. Infine, in caso di perfusione, permette di vedere i fluidi intravenosi per capire se il loro decorso è regolare oppure no. Il sistema quindi consente la riduzione dei tentativi infruttuosi alla ricerca di vene “difficili”, e di conseguenza minore dolore, soprattutto nei confronti dei bambini e di quei pazienti in cui, come nel caso degli oncologici, spesso le vene risultano fortemente danneggiate dalla chemioterapia.

Una donazione da circa 33mila euro.

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