Chiassai durante gli “Stati Generali della Sanità” ad Arezzo: “Indispensabile che i servizi restino sul territorio cominciando dagli ospedali”

E’ stato molto apprezzato dal pubblico l’intervento del Sindaco di Montevarchi Silvia Chiassai Martini durante gli “Stati Generali della Sanità” convocati al Teatro Petrarca dal Comune di Arezzo. Presenti sul palco a raccogliere i vari contributi di operatori, associazioni, amministratori della varie vallate aretine, il sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli, l’assessore alle Politiche Sociali, Lucia Tanti e il Direttore Generale dell’Asl Toscana Sud Est, Enrico Desideri, insieme ad altre personalità del settore sanitario seduti nel parterre. Il Sindaco Chiassai Martini ha portato la voce del Valdarno nel dibattito “sulla sanità aretina: stato dell’arte e prospettive future” focalizzando la sua attenzione sulla necessità di ascoltare i sindaci, punto di riferimento della popolazione, e sulla indispensabilità che i servizi restino sul territorio per una sanità “a misura di cittadino”, cominciando dalla salvaguardia degli ospedali.

“Ho partecipato molto volentieri al dibattito per continuare quel percorso intrapreso lo scorso anno anche a Montevarchi, nell’incontro tra i sindaci della Toscana, in cui arrivammo alla definizione di un impegno comune verso una sanità che fosse più a misura di cittadino. Del resto, il sindaco è la prima figura a cui la popolazione fa riferimento per le richieste di cura e di servizi sanitari. Per questo vogliamo che il sistema sanitario regionale non si allontani dai bisogni del cittadino e del territorio. Purtroppo la regione ha fatto una riorganizzazione sanitaria molto verticistica, dove il cittadino è stato costretto a proiettarsi in una logica di prestazione sanitaria spalmata sull’area vasta, in un confine molto esteso da Grosseto, Siena,  Arezzo fino alla Valtiberina.  Per le persone anziane e per i malati cronici, la vicinanza di un servizio qualitativo diventa invece fondamentale anche nell’ottica del sacrificio richiesto a tutto il nucleo familiare. Sono necessità, queste, che non provengono solo dalle zone disagiate della nostra regione, ma anche da aree come il Valdarno che possono contare su di un bacino di utenza considerevole. L’Ospedale di Santa Maria della Gruccia, infatti,  è classificato come presidio ospedaliero di base avendo specialistiche importanti da struttura di 1 livello, ma con il limite di non essere riconosciuto come tale. In prospettiva, non possiamo rischiare che i servizi,  ancora presenti nel nostro ospedale, possano correre il rischio di venire depotenziati e trasferiti altrove per volontà politica o per necessità di budget. Sempre per miopia politica, ricordo che  il Valdarno non è riuscito a garantire una maggiore sicurezza, da questo punto di vista, dotandosi di un distretto sanitario unico tra il versante aretino e fiorentino; oggi la Conferenza dei Sindaci del Valdarno aretino, anche grazie al mio impegno continuo, è unita e consapevole che la difesa dei servizi nel territorio passi anche dal riconoscimento di una idonea classificazione del nostro ospedale, intesa come battaglia per la salvaguardia qualitativa delle prestazioni rivolte al cittadino in rapporto anche all’incremento degli utenti di Emergenza- Urgenza che devono contare su risorse, personale e posti letto adeguati”.

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