Licenziamenti alla Cotto Pratigliolmi, Spinelli (Mdp) e Vadi (Pd): “Dopo la Bekaert un altro macigno per il Valdarno”

“Quella della Cotto Pratigliolmi è un’altra pesante tegola che si abbatte sul mondo dell’occupazione del Valdarno aretino e fiorentino. Un territorio che negli ultimi mesi è stato pesantemente colpito da crisi industriali e su cui le istituzioni, a tutti i livelli, devono porre massima attenzione. Esprimiamo piena solidarietà ai 55 lavoratori coinvolti nei licenziamenti dell’azienda di Faella, specializzata nella produzione di cotto per pavimenti e coperture, attiva dal 1961. Chiediamo alla Regione Toscana di seguire la vicenda e la invitiamo ad attivare ogni iniziativa necessaria, per quanto di propria competenza, e tutti gli strumenti possibili ai fini di scongiurare la chiusura dello stabilimento, anche favorendo possibili sinergie e l’eventuale ingresso di nuovi investimenti. Ma ci teniamo anche a sottolineare come la crisi del settore del cotto abbia notevolmente inciso e determinato situazioni come quella della Pratigliolmi. Per questo, crediamo che serva un’azione di tutela complessiva destinata a tutte quelle produzioni locali di materiali per le costruzioni. Invitiamo le istituzioni a individuare iniziative specifiche volte a valorizzare queste realtà produttive affinché non venga disperso un patrimonio di competenze di altissima qualità”.

È quanto chiedono alla Giunta regionale Serena Spinelli capogruppo Mdp in Regione e Valentina Vadi, consigliera regionale Pd, con la mozione “In merito all’annunciata chiusura dell’azienda ‘Cotto Pratigliolmi’ di Faella nel Comune di Castelfranco Piandiscò e al licenziamento di 55 dipendenti”.

“Ricordiamo che negli ultimi dieci anni la Cotto Pratigliolmi ha registrato un notevole calo delle commesse, passando da dieci a quattro milioni di fatturato, ma, nonostante questo, l’azienda è ritenuta sana, capace di inserirsi nel mercato con materiali di qualità. Inoltre, i lavoratori hanno già ‘pagato’ il prezzo più salato della crisi del settore, passando nel giro di pochi anni da 96 unità alle attuali 55 part time, e utilizzando tutti gli ammortizzatori sociali disponibili – continuano Spinelli e Vadi – Ad oggi la volontà di cessare l’attività metterebbe la parola fine a una storia produttiva che dura da decenni, in cui le maestranze hanno sviluppato un’alta professionalità artigianale a cui si aggiunge la qualità delle materie prime della produzione. Ci teniamo a sottolineare la nostra forte preoccupazione per il tessuto economico e produttivo del Valdarno aretino e fiorentino, pesantemente colpito da ormai diverse crisi industriali. Facciamo appello a tutti i livelli istituzionali e a tutti gli attori coinvolti affinché si adottino misure volte a tutelare le capacità e le specificità produttive dei nostri territori”.

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