Saldi estivi 2018, Confcommercio: “In provincia di Arezzo un affare da 20 milioni di euro”

Circa il 60% delle famiglie aretine (oltre 88mila delle 147mila censite) è pronta a partecipare al ‘rito’ dei saldi estivi, destinando un budget di 225 euro all’acquisto di capi a prezzi scontati, per un volume d’affari complessivo di quasi 20 milioni di euro distribuiti fra i circa 700 negozi di abbigliamento e calzature presenti in provincia.

Lo ha previsto l’ufficio studi della Confcommercio alla vigilia dell’avvio ufficiale delle vendite di fine stagione, che si apriranno domani, sabato 7 luglio, per concludersi il prossimo 4 settembre.

“Le aspettative sono alte – dice il presidente provinciale di Federmoda-Confcommercio Paolo Mantovani – le temperature di questi giorni sembrano anche favorire le vendite dei capi più leggeri, per cui partiamo sotto i migliori auspici”.

Tra i capi più richiesti dalla clientela ci saranno probabilmente tshirt, sneakers e abiti di qualsiasi foggia (lunghi o corti, ampi o attillati) per le donne; giacche sportive, tshirt griffate e ancora sneakers per gli uomini.

La stagione non è stata finora delle più brillantidice il presidente della Federmoda-Confcommercio aretinarispetto allo scorso anno non possiamo parlare di incremento delle vendite, ma di tenuta sì. Ed è già un ottimo risultato, visto che il settore moda ormai da tempo figura tra i più colpiti dalla contrazione dei consumi e i tanti interrogativi sulla stabilità economica e politica del nostro Paese di sicuro non favoriscono lo shopping. Senza pensare a chi ha effettivamente problemi di lavoro, come i 318 dipendenti della Bekaert. Una vicenda che avrà purtroppo ripercussioni amare anche sull’economia del Valdarno aretino”.

“Si sente forte tra i commercianti della moda l’esigenza di lavorare in un mercato meno confuso, dove regole e paletti valgano per tutti – prosegue Mantovani – la concorrenza tra “off line” e “online” si va facendo aspra, per questo Federrmoda chiede l’introduzione di una web tax che costringa i colossi dell’ecommerce a pagare le stesse tasse che pagano i negozi fisici. Si deve tornare a competere ad armi pari”.

“Dal canto suo, la rete distributiva di vicinato deve forse innovare le sue proposte per attirare di più la gente, i giovani soprattutto, che rischiano di allontanarsi troppo dai circuiti classici dello shopping. Ma ci sono anche tanti clienti che continuano a scegliere con convinzione il negozio tradizionale, perché cercano la vendita assistita, vogliono consigli e servizi personalizzati, vogliono garanzie di qualità. Insomma, la vendita asettica e impersonale del web o dei grandi canali distributivi non piace a tutti, per fortuna. Il prezzo non può essere l’unica leva di marketing per le imprese che puntano sulla qualità, anche se i clienti sono ormai abituati a vedere offerte e sconti tutto l’anno, ormai li chiedono a prescindere”.

Per quanto riguarda l’andamento delle vendite, Confcommercio prevede il solito picco concentrato nelle prime due o tre settimane al massimo, prima che intervenga il consueto calo fisiologico.

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