Segnali di rallentamento dell’export aretino nei primi nove mesi dell’anno

Nel 2018 l’economia mondiale sta registrando un diffuso rallentamento. Per fare un esempio, per la prima volta dal 2015 nel terzo trimestre di quest’anno la Locomotiva Tedesca ha subito una contrazione del Pil; dall’altra parte dell’Oceano anche gli Stati Uniti escono dalle elezioni Mid-term con un quadro politico molto polarizzato che incrementa il livello di incertezza degli operatori economici.
Infine anche la Cina pare incamminata ad un calo di performance economica a causa di alcuni nodi strutturali (eccessiva dipendenza dalle esportazioni etc,).
In una parola abbiamo di fronte un contesto mondiale in rallentamento, fenomeno che evidentemente si sta trasmettendo al nostro paese ed in particolare ai distretti produttivi più vocati all’export.
Nei primi nove mesi del 2018 il valore delle esportazioni della provincia di Arezzo è infatti diminuito di oltre 40 milioni di euro (-0,8% in termini percentuali) rispetto allo stesso periodo del 2017,
attestandosi a circa 4,785 miliardi di euro.
Il saldo commerciale resta sempre ampiamente positivo (circa 1,6 miliardi) ma in progressiva riduzione rispetto agli anni più recenti (nell’ultimo biennio si è ridotto di quasi 350 milioni).
E’ stato a causa del risultato negativo del terzo trimestre (-6,9%) che il parziale dell’export da inizio anno è passato in negativo, visto che fino al primo semestre la variazione era caratterizzata da un moderato segno positivo (+3,4%).
Le principali voci dell’export manifatturiero aretino sono caratterizzate da una situazione diversificata.

Il bilancio dei metalli preziosi – commenta il Presidente della Camera di Commercio Massimo Guasconi – continua ad essere caratterizzato dal segno positivo (+4,8%) anche se, anche in questo caso, il terzo trimestre è stato tutt’altro che positivo (-7,8%). Si tratta di una brusca inversione di tendenza, dopo due trimestri caratterizzati da brillanti performance (+10,6% nel primo trimestre e +16,8% nel secondo).

La gioielleria ed oreficeria, dopo il risultato negativo del primo quarto (-2,6%) ed il recupero del secondo (+2,7%), accusa una nuova e più marcata battuta di arresto (-7,1%) che porta il parziale dei primi nove mesi a -2,3%.

Il prezzo dell’oro sulla base dei fixing pomediani della London Bullion Market Association, ha presentato nello stesso periodo una flessione del 4,7% nelle quotazioni in euro. Ciò potrebbe aver contribuito – prosegue Guasconi- in maniera determinante a spostare in negativo la variazione dell’export orafo provinciale : non è del tutto fuori luogo quindi ipotizzare che, al netto delle oscillazioni del prezzo della materia prima, i flussi verso l’estero di prodotti orafi siano rimasti sostanzialmente invariati rispetto al 2017. Il confronto con gli altri due distretti orafi nazionali mostra che il polo di Arezzo ha tenuto meglio degli altri due: Vicenza presenta infatti una contrazione del 4,8%, insieme ad Alessandria che cede il 2,7%. Analizzando i principali mercati di riferimento dell’export orafo aretino, sono gli Emirati Arabi Uniti (-17,9%) insieme agli Stati Uniti (-8,2%) e Turchia (-5%) i paesi di destinazione che stanno soffrendo. Per fortuna alcuni mercati quali Hong Kong (+1,8%), Francia (+19,4%), Panama (+21,1%) e Libano (+23,5%) con la loro crescita hanno spinto l’export aretino.

Il comparto della moda – sottolinea il Vice Presidente della Camera di Commercio Andrea Fabianelli – presenta anche nel terzo trimestre una variazione di segno negativo piuttosto critica (-21,9) che porta il parziale dei primi nove mesi a -18,7%. Per quanto riguarda l’abbigliamento, ad un primo semestre di segno positivo, fa seguito nel terzo trimestre una decisa battuta di arresto (-16,8%) che porta in negativo il parziale dei primi nove mesi (-1,2%).

Nel caso della pelletteria e delle calzature prosegue invece un percorso negativo già evidenziato nei primi sei mesi. La pelletteria cede infatti il 26,1% nel terzo trimestre chiudendo i primi nove mesi con un 30,4%. Le esportazioni delle calzature diminuiscono invece del 21,8% nel terzo trimestre e del 23,1% nel periodo gennaio settembre.
Le flessioni osservate per la moda, che stanno emergendo ormai con una certa regolarità già da inizio anno, risultano comunque di difficile lettura alla luce del fatto che dal sistema produttivo non emergono segnali di rallentamento nell’attività delle imprese, men che meno di questa portata.

Infine – evidenzia il Vice Presidente della Camera di Commercio Andrea Fabianelli – fra i settori in crescita nei primi nove mesi possiamo segnalare: prodotti chimici +8,9%, prodotti farmaceutici (+39,4%), apparecchiature elettriche (+2%) e mezzi di trasporto (+13,6%).
Al contrario fra quelli in arretramento troviamo: agricoltura (-28,2%), prodotti alimentari (-6,3%), bevande (-1,4%), altri prodotti della lavorazione dei minerali non metalliferi (-5,6%), prodotti in metallo (-2,1%), macchinari (-2,8%) e mobili (-20%).

Articolo di Benedetta Marziali

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